Cosa significa “Grappa barricata” e “grappa invecchiata”?

Pubblicato : 13/09/2018 17:45:51
Categorie : Pensieri enologici sparsi

Cosa significa “Grappa barricata” e “grappa invecchiata”?

Le terminologie enologiche non sono mai chiare a tutti, anzi come abbiamo detto più di una volta nel mondo enologico c’è talmente tanto ordine da mettere confusione a chi non pratica questi ambienti abitualmente.

È per esempio il caso delle denominazioni protette ed è terreno fertile per alcune leggende, bufale e luoghi comuni sul mondo enologico di varia natura, specialmente in questi ultimi anni dove se ne sentono di tutti i colori.

L’oggetto di oggi è il significato di “grappa barricata”: cosa vuol dire? Che prodotto abbiamo davanti? E di conseguenza “grappa invecchiata” cosa significa?
Presupponendo che tu caro lettore abbia già una bella infarinatura del mondo enologico basterebbero poche parole, ma partiamo dal principio così che tutti possano capire.

Si fa presto a dire “grappa” al giorno d’oggi, ma la realtà è che stiamo parlando di un prodotto di tutto rispetto con regole ben precise da rispettare per potersi fregiare di questo nome, quelle più importanti e principali riguardano la materia prima ed il grado alcolico: la grappa deve essere prodotta dalle vinacce, ossia non si deve mai impiegare il grappolo d’uva appena raccolto ma in alambicco vanno poste le parti dure e che non vengono utilizzare per la realizzazione del vino. Insomma i fondi, se così vogliamo chiamarli.
Può suonare male, ma vi consiglio di visitare qualche distilleria quando gli alambicchi sono accesi ed in produzione (solitamente da ottobre a dicembre, mesi in cui lavorano incessantemente) e quando vi avvicinerete alle montagne di vinacce fra il calore e le prime sensazioni di una fermentazione alcolica in atto sentirete di quanto profumo sono ancora cariche.
Il secondo aspetto fondamentale è il grado alcolico che non deve essere inferiore ai 40 gradi indipendentemente dal tipo di grappa di cui stiamo parlando, un valore più che discreto ma dobbiamo sfatare il mito che la grappa sarebbe il liquore con il maggiore grado in commercio.

Un punto bonus a quelli sopra citati: deve essere realizzata rigorosamente in Italia.

Ora abbiamo la nostra grappa pronta per essere imbottigliata, è fresca di alambicco (o calda, per meglio dire!) ed è detta “giovane” poiché non ha subito altre lavorazioni: nella stragrande maggioranza dei casi ha un colore trasparente e cristallino, fanno eccezioni giusto le varianti aromatizzate con qualche erba che le dona un colore diverso.
A questo punto la nostra grappa può essere venduta così come la vediamo, schietta e di carattere secco, un po’ la grappa che tutti conoscono… Oppure possiamo lavorarla ulteriormente per donargli ulteriore spessore, è qui che si procede all’invecchiamento.

Rispondiamo dunque alle domande iniziali:

Cosa significa “invecchiata”? Vuol dire che appunto ha subito una fase di affinamento e lavorazione ulteriore con un passaggio in qualche contenitore che possono essere legno, terra cotta o altro ancora a secondo dell’estro del produttore. L’unica limitazione per poter chiamare una grappa con questo nome è che deve essere trascorso almeno un anno.

E “barricata” invece cosa vuol dire? Grosso modo la stessa cosa, ma specifica in particolare che il prodotto ha affinato nelle botti dette “barrique”, botti da 225 litri di volume fatte di una qualità di legno variabile. Perché non sempre lo stesso? Perché ad un legno diverso corrispondo risultati organolettici diversi.

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